La situazione politica degli Stati europei nel XVI secolo.

 

Lo sviluppo della vita inglese esigeva in quel periodo la tranquillità nella continuità nazionale: c’era stato nell’Isola già abbastanza scompiglio religioso nell’età precedente, con il settarismo e l’eresia di Wyclif e dei Lollardi e fin troppo disordine politico con la guerra delle Due Rose. L’Inghilterra voleva sopra ogni cosa la sicurezza e l’ordine e queste condizioni venivano assicurate egregiamente dalla nuova struttura degli Stati nazionali in Europa, dove si cercava di premunire ogni paese sovrano dall’interferenza esterna. Il Papato era appunto uno dei poteri esterni e interferenti che i nuovi stati nazionali, Spagna, Francia e Inghilterra ambivano da tempo di raffrenare, ma senza incorrere in conflitto aperto con la Chiesa.

In Spagna l’Inquisizione era stata volta a strumento di stato a dispetto delle proteste papali, che ne pretendevano la diretta competenza. In Francia il gallismo aveva determinato un efficace controllo della raccolta dell’oro destinato a Roma e delle designazioni ecclesiali da parte della Curia romana. In Inghilterra la personalità del cardinale Thomas Wolsey stava a dimostrare quale grado di indipendenza fosse già stato raggiunto prima dello scisma di Enrico VIII: egli rappresentava simultaneamente la Chiesa d’Inghilterra, la Chiesa di Roma e il Regno inglese, poiché era arcivescovo di York, legato pontificio e cancelliere del Regno d’Inghilterra. La nazionalizzazione della Chiesa, con l’esproprio delle vaste proprietà terriere cattoliche era pertanto attuabile in misura assai più larga senza ricorso allo scisma.

Lo stesso Carlo V si trovava in una situazione difficile, poiché aveva una dignità sopranazionale, in quanto imperatore e difensore della Cristianità ed una nazionale in quanto re di Spagna. In quella situazione dunque essere sopraffatto dall’Imperatore significava per il papa essere di fatto dominato dalla Spagna.

Ma se questa situazione doveva essere accettata, poteva l’Inghilterra sottomettersi al papa in questioni in cui ogni servilismo verso la Spagna poteva ledere gli interessi della corona inglese?

Una situazione analoga, già determinatasi poco più di un secolo prima, era quasi sboccata in uno scisma. A quel tempo era stata la Francia a tenere in soggezione il Papato, che era stato costretto a risiedere ad Avignone. L’imperatore Lodovico di Baviera era divenuto recalcitrante, si era ribellato e per lungo tempo era rimasto sotto l’interdetto. In Inghilterra l’eretico Wyclif aveva avuto la fortuna di morire nel proprio letto perché i sovrani inglesi non intendevano volger l’orecchio ai tuoni dei pontefici avignonesi. Se il Papato allora non fosse tornato a Roma, la Germania e l’Inghilterra - per non parlare della Spagna - avrebbero assai probabilmente rifiutato l’obbedienza al pontefice. La Spagna era predominante come potenza militare ed economica e quindi aveva possibilità di fare rimostranze. La Francia era garantita dai principii gallicani, ma la Germania era già lacerata dalla Riforma di Lutero. La posizione politica religiosa dell’Inghilterra non assumeva perciò nessuna di queste posizioni.

Alla morte di Clemente VII, al conclave del 13 ottobre del 1534, venne eletto papa Alessandro Farnese col nome di Paolo III, proveniente da illustre famiglia che da tempo aveva eletto sede a Roma. La scelta era stata dettata dall’assemblea dei cardinali per rimediare ai guasti provocati dalla politica di Clemente VII e superare la crisi apertasi con le ferite ancora aperte conseguenti al barbaro saccheggio di Roma da parte delle soldataglie al seguito dell’esercito imperiale al di fuori del controllo di Carlo V.

Clemente VII era figlio di Giuliano de’ Medici (il fratello di Lorenzo il Magnifico, assassinato nel 1478 nella congiura dei Pazzi). Lo storico Leopold von Ranke lo definì senza mezzi termini “il più nefasto fra tutti i papi”, sostenendo che, alla sua morte lasciò il pontificato “infinitamente scaduto in reputazione, senza autorità né spirituale né materiale”. Certo erano tempi di spietati conflitti fra i potenti del mondo di allora e tutti gli Stati italiani ne fecero le spese.

Il destino volle che proprio in quel periodo storico, l’Italia fosse il centro della cultura e la genesi del Rinascimento, ma non aveva i mezzi per difendersi dalle tante sconsiderate avventure militari mosse alternativamente dalla Spagna e dalla Francia. Nel tentativo di salvare il più possibile dalle guerre tra Francesco I, re di Francia e Carlo d’Asburgo, re di Spagna, con il nome di Carlo I, e nello stesso tempo, imperatore del Sacro Romano Impero, con il nome di Carlo V, il papa Clemente VII dovette cambiare spesso alleanze a seconda delle convenienze. Fu certamente opportunismo, tuttavia la difficile situazione non gli offriva molte altre alternative. Francesco Guicciardini, che certo non nutriva simpatia verso la Chiesa di allora, scrisse che “…morì odioso alla Corte e sospetto ai principi.”

Per contro, Carlo V nella sua posizione di sovrano di un vastissimo Impero che comprendeva la Spagna, gli Stati tedeschi, l’Austria, i Paesi Bassi, il ducato di Milano e gran parte delle regioni del Meridione d’Italia, per non parlare dei possedimenti nel nuovo mondo oltre oceano, dovette far fronte a molti problemi drammatici. Innanzitutto il conflitto con Francesco I, che aspirava alla corona imperiale, il quale non si dette pace quando essa fu attribuita a Carlo. In secondo luogo, ma non per questo meno pericoloso, egli doveva affrontare in Europa i nascenti conflitti religiosi, con la Riforma luterana proprio nel cuore del suo impero e allo stesso tempo in Oriente l’espansione dell’impero Ottomano dei turchi di Solimano il Magnifico, giunto ormai alle porte di Vienna. Una situazione conflittuale e drammatica difficile da conciliare.

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