Gli studi a Messina.

 

Era la stessa scuola dove qualche anno prima avevano studiato anche Pietro Bembo, Cola Bruno e Gabriele Angelo. A Messina si trattenne per quasi un anno ([1]). Un così lungo periodo confermerebbe l’ipotesi che lo vorrebbe partecipare a varie missioni in Grecia, sia ad Atene per tenere corsi di storia romana, come pure alle numerose spedizioni che in quel tempo venivano promosse e finanziate da Venezia, Firenze e dal Ducato di Milano ([2]) per mettere in salvo le autorità ortodosse e i loro preziosi manoscritti della letteratura classica, greci, latini ed ebraici, dalla distruzione dei turchi invasori. Letterati conoscitori della lingua e della letteratura greca erano ricercati per accompagnare le spedizioni che si recavano presso le più famose biblioteche dei monasteri ortodossi profittando che il grosso delle orde musulmane in quegli anni avevano ormai raggiunto le pianure del Balcani.

Michelangelo Florio, dopo la sua lunga permanenza a Messina e i sui viaggi in Grecia, dovrebbe aver fatto ritorno a Siena nel 1537 affiancando l’intensa azione di proselitismo del suo superiore Bernardino Ochino nelle regioni del Settentrione d’Italia. Quest’ultimo nel frattempo era stato invitato da Pietro Bembo a tenere una serie di conferenze a Venezia, a Padova e nelle province venete dell’interno, mentre Michelangelo trovava maggior accoglimento presso i centri più acculturati dei ducati della Lombardia e dell’Emilia, dove era più conosciuto e bene accolto, non solo per la sua apprezzata predicazione, quanto e principalmente per la sua fama di letterato e cultore del teatro e della novellistica, che veniva solitamente rappresentata presso le corti di Milano, di Mantova, di Sabbioneta, di Ferrara e di Urbino.

Molti sono i riscontri letterari e storici sul proselitismo fatto da Ochino e Michelangelo Florio ([3]), tra cui la corrispondenza fra Pietro Aretino e Giustiniano Nelli e le cronache di Antonio Caracciolo. Ma ormai la notorietà di Bernardino Ochino e le sue predicazioni hanno richiamato l’attenzione di molti, tanto che Pietro Bembo nel 1541 informa le amiche Renata di Francia e la marchesa Vittoria Colonna prospettando loro i pericoli, cui tutti i seguaci di de Valdés potrebbero andare incontro.

Purtroppo nell’agosto di quello stesso anno Juan de Valdés, ammalatosi gravemente muore a Napoli assistito dai suoi più intimi amici e seguaci. Prima di spegnersi affida il compito della prosecuzione della sua opera e i suoi stessi scritti all’amica Giulia Gonzaga, la quale, non solo manterrà vivo il cenacolo, ma lo estenderà al gruppo dei porporati romani facente capo al cardinale Gaspare Contarini, in quei giorni ambasciatore presso l’imperatore.

Nell’agosto del 1542, Bernardino Ochino, che continuava frattanto la sua azione di divulgazione mentre si trovava a Padova con Michelangelo Florio, viene convocato a Roma per chiarimenti. Durante il suo viaggio verso Roma fa tappa a Bologna per incontrare l’amico cardinale Gaspare Contarini, che sapeva essere tornato a casa perché gravemente malato.

Raggiuntolo nella sua casa di Bologna, da lui apprende che la sua convocazione a Roma è l’atto introduttivo di una procedura di accusa in corso contro di lui per eresia. L’amico lo consiglia perciò di interrompere il viaggio e di espatriare appena possibile.

Ochino interrompe il viaggio e si reca prima a Firenze per raggiungere il confratello Pier Martire Vermigli e ambedue si recano nel palazzo fiorentino de’ Pazzi della duchessa Caterina Cybo dove abbandonano il saio e - dopo aver inviato messaggi all’amica Vittoria Colonna e gli altri adepti, avvisandoli dei rischi ormai incombenti - senza altri indugi ambedue a fine agosto raggiungono la frontiera svizzera attraverso il Ducato di Milano. Giunti a Ginevra vengono accolti dallo stesso Calvino e colà fondano la prima Chiesa Riformata Italiana in Svizzera. Sono gli anni della massima tensione tra le prime Chiese Protestanti e la Chiesa di Roma che Carlo V cerca con ogni diplomazia di fronteggiare sollecitando il papa di accettare le proposte di un accordo con le Chiese già riformate negli Stati tedeschi e in Svizzera.

 

 

 

 



[1] Santi Paladino, “Un Italiano autore delle opere Shakespeariane” Gastaldi Editore, Milano – pag.18

[2] Daniela Pizzigalli, “Signora del Rinascimento. Isabella d’Este alla corte di Mantova”, Rizzoli Editore – Anno 2001 – pag. 559

[3] Alessandro Manzoni “I Promessi Sposi” Capitolo XXII, paragrafi dal 185 al 205. -

 

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