Il Concilio di Trento.

Nel 1545 si dà inizio al Concilio di Trento anche se le delegazioni dei riformatori tedeschi manifestarono fin dall’inizio delle trattative a Bologna il loro scetticismo per l’atteggiamento tenuto della controparte cattolica.

Dopo la morte di de Valdés, anche il cardinale Reginald Pole viene convocato a Roma, ma su di lui vi sono solo dei sospetti. Successivamente, per intervento della stessa regina Maria “la Cattolica”, si ritenne opportuno isolare a Viterbo il cardinale inglese, dove si riunivano ancora in incognito i vecchi seguaci di de Valdés. Ma l’attività inquisitoria inizia subito con la messa sotto inchiesta di Giulio della Rovere e Celio Secondo Curione a Pavia e di Agostino Mainardi a Venezia. Subito dopo la caccia agli eretici si estende a tutti gli Stati italiani.

Pier Martire Vermigli e Celio Secondo Curione di Pavia pensano bene di rifugiarsi nella repubblica di Lucca, presso il convento di San Frediano e di là riescono a raggiungere il ducato di Milano e quindi la Svizzera. In quegli anni una coraggiosa e audace azione fu svolta dalla duchessa Renata di Francia, la quale sembra abbia organizzato anche delle squadre di ardimentosi emissari che in più occasioni riescono ad evitare arresti dei perseguitati e in più casi a favorire evasioni di costoro dalle carceri vaticane.

Senza più la presenza del confratello Ochino, Michelangelo Florio ritiene opportuno lasciare il convento di Siena per trasferirsi nei più tranquilli territori delle valli alpine del ducato di Milano, risiedendo a Tresivio e a Chiavenna, dove abitava un suo lontano parente e poter meglio tenere i contatti con la Svizzera. Egli proseguiva imperterrito la sua missione di divulgazione in quelle valli dove, come in Valtellina, le popolazioni iniziavano ad accogliere le nuove istanze riformatrici. Di pari passo egli portava avanti anche i suoi studi letterari come dimostra la pubblicazione del suo primo libro “I Secondi Frutti” edito nel 1549 da uno stampatore di Chiavenna.

Era appunto proprio un copia di quella prima edizione del libro, di cui il giornalista Santi Paladino venne casualmente in possesso nel dicembre del 1925 e che dette origine ai primi dubbi e alle sue successive ricerche sulla biografia di Michel Agnolo Florio (1[1]), circostanza che conferma la veridicità del suo racconto pubblicato sul quotidiano romano “L’Impero” n° 30 del lontano 4 febbraio 1927 riguardante il casuale ritrovamento dell’antico volume del 1549 dal titolo “I Secondi Frutti”.

 



[1] Santi Paladino, opera citata, pag. 9

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