Il ritorno di John Florio in Inghilterra.

Resta il fatto incontrovertibile che, quando John deciderà di far ritorno in Inghilterra, nel 1571, egli era già in possesso della prima versione in due libri della sua opera, destinata in seguito ad essere arricchita dopo i viaggi del 1580-81. La traduzione in lingua inglese dell’opera omnia di Michel de Montaigne "Essais" verrà iniziata da John Florio solo nel 1599, su sollecitazione di Lady Russel, contessa di Bedford, dama di compagnia della regina Anna, e pubblicata a Londra nel 1603, che Florio dedica alla sovrana.

Intanto John, sebbene consapevole della propria nazionalità inglese, si rendeva conto che la sua formazione e la sua cultura erano profondamente influenzate dagli insegnamenti del padre e da quella acquisita presso le istituzioni accademiche e letterarie di Tübingen e in Francia, ritenne opportuno nel 1571 di far ritorno in Inghilterra. Era accaduto che pochi mesi prima nel Paese si era risolta felicemente l’ultima sollevazione contro Elisabetta. Fu lo stesso Robert Dudley, conte di Leicester, l’amato “Robin” ad orchestrare l’intrigo cattolico internazionale. Il Conte di Pembroke, Arundel e il conte di Sussex avevano appena ordito un piano per spalleggiare il reggente scozzese Murray nel suo progetto di matrimonio tra Maria Tudor e Thomas Norfolk. E ora, nella primavera del 1570, Elisabetta I, all’indomani della soffocata ribellione del Nord e dell’affronto ricevuto da Robin per la storia con la bella Lettice Knollys, si preparava ad esercitare con più fermezza per il futuro la sua autorità di sovrana.

Stabilitosi ad Oxford, John Florio si iscrive nel 1576 al locale Magdalen College per perfezionale gli studi ed acquisire il pieno possesso della sua madrelingua.([1]) Egli poteva contare sull’ambiente protestante, lo stesso di cui a suo tempo il padre aveva potuto avvalersi grazie alle famiglia dei nobili Grey, dei Northumberland e degli Herbert conti di Pembroke, ma soprattutto su William Cecil, barone di Burghley, il vecchio amministratore dei beni di Elisabetta, la quale lo volle a capo del Consiglio della Corona.([2])

Durante la frequentazione dei corsi a Oxford, John Florio ha occasione di stabilire in quell’ambiente rapporti di amicizia con Samuel Daniel, di cui poi sposerà la sorella Rose e con Philip Sidney, il quale - di pochi anni maggiore di lui - aveva terminato gli studi; tutti costoro frequenteranno in quegli anni il noto circolo letterario di Lady Mary Sidney, contessa di Pembroke, dove il cognato Samuel Daniel diviene tutore del figlio William Herbert dei conti Pembroke.

Era il periodo in cui Elisabetta, ormai oltre i quaranta anni, aveva accettato le attenzioni di Edward de Vere, conte di Oxford, un giovane nobile postosi in concorrenza con il favorito Robert Dudley, conte di Leicester. Le cronache del tempo riportavano scabrose confidenze sul comportamento della regina divenuta lasciva e lussuriosa al punto di incoraggiare i suoi numerosi favoriti anche in presenza dell’intera corte. Secondo notizie che correvano in via riservata in quell’epoca, appariva assai verosimile ai più che Elisabetta avesse avuto nel 1572 un figlio dal conte de Vere. Partorito segretamente l’anno seguente, il bimbo sembrerebbe essere stato affidato dal segretario personale della regina, barone Cecil Burghley, alla famiglia dei conti di Southampton, che – per debito di riconoscenza - lo riconobbe col nome di Henry Wriothesley, conte di Southampton. Infatti, dopo la requisizione dei beni della Chiesa di Roma, quella famiglia ebbe, assieme al titolo nobiliare, l’assegnazione di vasti possedimenti agricoli a Titchfield, nel Hampshire. Si ricorda al riguardo che il barone Cecil Burghley, nella sua qualità di Presidente della Court of Wards, aveva acquisito anche l’incarico della supervisione della crescita e dell’educazione di quei figli della aristocrazia della corte, che fossero rimasti orfani prima di aver raggiunto la maggiore età. Questi sospetti furono poi avvalorati dal fatto che la regina seguì sempre personalmente, anche negli anni successivi, l’educazione e la carriera del ragazzo.

John Florio era ormai ben inserito negli ambienti intellettuali di Oxford e delle nobili famiglie più influenti della corte inglese.

L’amico Philip Sidney, terminati ormai gli studi nel 1573 viene inviato in Francia con incarichi diplomatici per sondare un’eventuale alleanza e un ipotetico matrimonio tra il fratello del re di Francia, Francesco duca di Alençon e la regina Elisabetta. Successivamente nel 1577 Philip Sidney viene nominato capo della Lega dei Protestanti contro il Papato e la Spagna. Dopo una prima tappa a Parigi, Sidney si reca a Venezia, dove ha occasione di incontrare il filosofo Giordano Bruno, rifugiatosi proprio in quel tempo nella repubblica veneta, inseguito dalla Inquisizione. In questa missione diplomatica lo accompagnavano la sorella Mary e il marito Henry Herbert, secondo conte di Pembroke. Non è dato sapere se questa singolare coincidenza di tempi e di luogo fosse fortuita o non, onde non sembra escludersi che a questo incontro tra di essi fosse eventualmente presente anche Michelangelo Florio, data la vicinanza di Venezia da Soglio e l’imminenza del suo ritorno in Inghilterra proprio in quell’anno.

Giordano Bruno era appena giunto nella Serenissima dopo essersi sottratto agli inquisitori di Napoli, che gli avevano trovato tra le sue cose copie degli scritti di Giovanni Crisostomo e di Juan de Valdés. Il filosofo, lasciata Napoli, si era dovuto rifugiare a Venezia da dove contava di trasferirsi in Francia.

Queste coincidenze consentono di poter ipotizzare che l’incontro di Venezia del 1577 fu favorito dal fatto che la famiglia dei conti di Pembroke avesse interesse a favorire la conoscenza e l’amicizia con John Florio, di cui conoscevano il desiderio di permettere il ritorno in Inghilterra del padre ancora esule a Soglio. La credibile supposizione si basa anche sul fatto che poco tempo dopo questo imprevisto incontro veneziano, tutti costoro si ritroveranno in Inghilterra dove consolidarono la reciproca amicizia.

Michelangelo, raccolte tutte le sue cose, i suoi libri e le sue carte - fattosi sostituire da un suo confratello, certo Giovanni Marci da Siena - dopo ben ventitré anni lascia Soglio in incognito alla volta di Antwerpen, da dove poi farà ritorno nella sua patria di adozione, l’Inghilterra. Così come egli aveva predisposto, la sua fuga passò del tutto inosservata in Val di Bregaglia, al punto che i posteri, nel voler ripercorrere i suoi anni di vita a Soglio non ritroveranno a suo nome che pochi e generiche tracce anagrafiche ([3]).

La questione della presunta morte a Soglio di Michelangelo Florio fu in seguito molto dibattuta, specialmente agli inizi del Novecento, perché la sua ricomparsa sulla scena a Londra nell’ultimo decennio del XVI secolo, contrastava con la biografia che gli storiografi ufficiali intendevano avvalorare. I testi ufficiali lo indicavano deceduto un decennio prima a Soglio: evidentemente per qualcuno sarebbe stata imbarazzante la sua presenza in vita a Londra negli anni successivi.

Per i ricercatori occorreva quindi approfondire le indagini storiche per verificare se vi fossero prove inconfutabili della sua sopravvivenza dopo l’esilio di Soglio in Svizzera. Le prove del suo abbandono di quella valle alpina per l’Inghilterra sono state trovate solo di recente (nel 2011) in due documenti originali:

1)            Il testo della prefazione dell’editore R. Schilders che a Middelburg in Olanda pubblica nell’anno 1607 il libro scritto da Michelangelo Florio contro Maria Tudor dal titolo “Historia de la vita et de la morte dell’illustrissima signora Giovanna Graia (Lady Jane Grey) già regina eletta et pubblicata d’Inghilterra”. L’editore spiega che il manoscritto fu consegnato dal Florio a persona di sua fiducia (probabilmente il Vergerio) nel 1563. Deceduto costui (nel 1565), i suoi familiari, appresa la notizia della morte a Londra del loro protetto Michelangelo nel 1605, ritennero che fosse ormai opportuno, dopo così tanti anni, di procedere alla pubblicazione del manoscritto loro affidato ([4]).

2)            “Die Pfarrer der evang. Gemeinden in Graubünden und seinen ehemaligen Untertanenlanden” von Jak. R. Troug, Pfarrer. Druck von Sprecher, Eggerling & Chur (Engadina) 1934-1935. Trattasi di un elenco in lingua tedesca dei pastori che si sono succeduti nelle chiese riformate dell’Engadina nel XVI secolo. A pagina 213 e col n° 103 inizia l’elenco dei pastori succedutisi a Soglio. A pagina 214 viene mostrato il periodo storico dell’anno 1555. Al n° 2 viene indicato il nome di Michel Agnolo Florio, che rimane pastore fino all’anno 1577, sostituito in quello stesso anno da tale Giovanni Marci da Siena. Vi è una annotazione in tedesco in cui si precisa tra l’altro che Florio partì da Soglio per ritornare in Inghilterra nel 1577 ([5]).



[1] Saul Gerevini, “William Shakespeare, ovvero John Florio, un fiorentino alla conquista del mondo”. Edizioni Pilgrim.

[2] Saul Gerevini, opera citata. Vedi anche in Wikipedia alla voce “William Cecil, barone di Burghley.

 

[3] Dizionario Biografico degli Italiani – Vol. 48, alla voce “Florio Michelangelo” recita: “… morì probabilmente a Soglio, tra il 1566 e il 1567.”

[4] Paolo Castellina, “La Vicenda di Lady Grey” – Società Biblica di Ginevra, 1994 – pag.5

[5] Il documento sopradescritto è disponibile presso l’Archivio Storico di Coira (CH).

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