L’esilio a Londra.

Il primo di novembre del 1550, Michelangelo Florio giunge a Londra accolto dal confratello Bernardino Ochino, che lo aveva da tempo preceduto a Londra e da Pier Martire Vermigli, che nel frattempo aveva ottenuto la cattedra di teologia a Oxford, nonché da tutta la comunità italiana della neo costituita Chiesa Riformata Italiana in Inghilterra. L’arcivescovo Thomas Cranmer volle impartirgli personalmente il battesimo di iniziazione con una cerimonia a Canterbury.

Lord William Burghley Cecil, primo consigliere della corona, per favorire la sua integrazione e perfezionare la sua conoscenza della lingua, lo affida alle cure di John Cheke ([1]), che sarà per i primi mesi la sua guida. Inoltre per il suo nuovo ufficio gli viene riconosciuto un assegno governativo di 20 sterline annue ([2]).

Come noto, dopo la morte di Enrico VIII, in Inghilterra in quegli anni regnava il giovanissimo Edoardo VI, di soli dodici anni. Agli inizi del 1551 Lord Cecil Burghley affida a Michelangelo l’incarico di insegnante di letteratura italiana ai ragazzi della famiglia reale ad Hampton Court. Tra questi, oltre al giovane re Edoardo, vi era Maria Tudor, già adulta, le ragazze Elisabetta e Jane Grey, non ancora ventenni e il cugino Henry Herbert, dei conti di Pembroke della stessa loro età.

Nell’estate di quello stesso anno si ripresenta a Londra la peste e mentre Edoardo rimane a Chelsea e la principessa Maria Tudor si trasferisce a Copt Hall nell’Essex, il gruppo dei ragazzi con i loro educatori e il personale di servizio si trasferisce nella tenuta reale di campagna di Hatfield ([3]).

Michelangelo, anche lui a Hatfield, non si limitava ad impartire lezioni, letture del “Cortegiano” di Baldassarre Castiglione ([4]) e conversazioni di italiano molto richieste a corte, ma per essi approntò una grammatica rimasta manoscritta in due edizioni dai titoli “Regole de la Lingua Thoscana”. ([5])

Terminata la peste la famiglia reale torna a Chelsea. Michelangelo in quell’epoca era alloggiato nella residenza del barone Cecil Burghley, dove conosce una dama del suo seguito, con la quale stabilisce un rapporto affettivo. Per evitare critiche e situazioni imbarazzanti le nozze seguono rapidamente e con la consorte Michelangelo viene accolto nella residenza di Henry Grey, duca del Suffolk, con l’incarico di precettore della figlia Jane Grey, allora quindicenne e di Henry Herbert dei conti di Pembroke, diciottenne ([6]).

Nella primavera del 1553 i coniugi Florio si trasferiscono ospiti nella residenza di John Dudley, duca di Northumberland, dove vengono allietati dalla nascita di un figlio, cui viene dato il nome di John.

Erano purtroppo al tempo stesso giorni tristi per il paese per l’aggravarsi della malattia del giovane Edoardo e i medici si alternavano al suo capezzale. Dopo aver consultato molti medici di corte, fu fatto infine venire da Pavia anche l’allora famoso medico Girolamo Cardano, presumibilmente indicato da Michelangelo, che a Pavia aveva amicizie, ma il responso del medico non dette speranze. Il giovane re morì in maggio aprendo così una difficile successione foriera di gravi conseguenze per la concorrenza tra i sostenitori protestanti di Jane Grey e la principessa Maria Tudor appoggiata dai cattolici.

Il 14 luglio Robert Dudley alla testa di un esercito scarsamente determinato si mette in marcia per contrastare le forze fedeli a Maria Tudor e catturarla. L’operazione affrettatamente preparata fallì e lo stesso John Dudley duca di Northumberland col le sue truppe, assediato a Cambridge, si rende latitante e il suo esercito si sfalda per diserzione generale. Elisabetta, relegata a Hatfield, in disaccordo con Maria, attendeva l’esito degli eventi isolata nella residenza di campagna, mentre la giovane Jene Grey era rimasta sola a Londra in attesa che la tragedia si compisse. Il 19 luglio il Consiglio della Corona proclama Maria legittima regina della corona d’Inghilterra.

Jane Grey, considerata responsabile della pretesa successione capeggiata dal gruppo dei Northumbrian, Dudley e William Herbert, conte di Pembroke, venne rinchiusa nella torre e processata. Michelangelo Florio era tra i pochi amici rimastile fedeli e per la sua funzione di docente e precettore gli venne concesso di assisterla durante gli angosciosi giorni della prigionia. In un suo libro pubblicato in Germania nel 1607 Michelangelo Florio descrive come testimone gli ultimi giorni della povera Jane Grey, passata così alla storia come “La Regina dei Nove Giorni” fino al momento della sua atroce decapitazione avvenuta nel cortile della Torre di Londra il giorno 23 agosto 1553 ([7]).

La nuova regina Maria dispone inoltre che la sorella Elisabetta venga relegata nel cadente palazzo normanno di Woodstock, privo di ogni comodità, dove trascorse tutto l’inverno tra il 1553 e il ‘54. Dopo venti anni di apostasia, l’Inghilterra si riuniva alla Chiesa di Roma, con tutte le conseguenze che questo ritorno riverserà sul Paese.



[1] John Cheke (1514-1577) Letterato, docente di greco a Cambridge, tutore del re Edoardo VI.

[2] Lukas Vischer, “Michelangelo Florio: tra Italia, Inghilterra e Valbregaglia”.

[3] Carolly Erickson, “The First Elizabeth”- Arnoldo Mondadori 1999, pag. 126 e seg.

[4] Carolly Erickson, Opera citata, pagg. 127 e 128.

[5] G. Pellegrini, “Michelangelo Florio e le sue regole de la lingua Thoscana” Studi di Filologia Italiana n.s. pubblicati nel 1954 – pagg. 77 – 204.

[6] Paolo Castellina, “La vicenda di Lady Jane Grey” Edizioni Società Biblica di Ginevra 1994 – pag. 106 e Dizionario Biografico degli Italiani. Volume 48, pagina 379.

[7] Michel Agnolo Florio, “Historia de la vita e della morte dell’illustrissima Signora Giovanna Graia, già Regina eletta e pubblicata d’Inghilterra e de le cose avvenute in quel Regno dopo la morte del re Edoardo VI”. Il libro è scritto nel 1562 in lingua italiana ma venne pubblicato solo nel 1607 in Germania dall’editore olandese R. Shilders di Middelburg e ristampato presso Riccardo Pittore di Venezia. Sull’argomento anche Paolo Castellina, “La vicenda di Lady Jane Grey” – Edizioni Soc. Biblica, Ginevra 1994, pag.- 5

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