La Riforma in Europa e in Italia.

La rivoluzione religiosa del secolo XVI ebbe due tendenze, il misticismo e il razionalismo, entrambi compatibili con le chiese che si venivano a creare, quella riformata, quella luterana e la terza anabattista, tendenze atte a sovvertire quelle comunità ecclesiali quando le tendenze venivano esasperate fino a confliggere tra di esse. I seguaci di codesta duplice tendenza furono chiamati “spiriti liberi”, che anziché istituire nuove chiese preferirono restare là dove si sentivano a loro agio fintantoché non venissero espulsi. I suoi rappresentanti si trovavano in tutti i paesi europei, ma i più significativi furono tra i profughi di Spagna e d’Italia.

Ciò avvenne probabilmente per reazione al Cattolicesimo intransigente, che portava a resistere a qualsiasi tipo di Protestantesimo piuttosto che avventurarsi sul grande e più impegnativo mare del libero pensiero.

La Spagna era allora un paese che aveva conseguito l’unificazione nazionale solo dopo la caduta del regno moresco di Granata. Alla riconquista del suo territorio, aveva tenuto dietro la conversione degli invasori arabi, in modo che ci potesse essere in Spagna un solo trono e un solo altare conformemente al modello del Sacro Romano Impero. Per convincere i Mori e gli Ebrei, si misero in opera le lusinghe venali prima e la persuasione e la forza poi. Quelli che non vollero piegarsi al nuovo regno spagnolo furono espulsi. Le navi di Colombo che salpavano per il nuovo mondo appena scoperto, incrociarono le navi che trasportavano gli Ebrei verso i recessi del mondo antico che poneva termine al Medioevo.

Quando gli adepti conservavano la loro fede avita o vi ricadevano, l’Inquisizione interveniva come strumento della politica nazionale. Spagna e ortodossia dovevano identificarsi, ma l’uso degli “auto da fé” per intimidire i recalcitranti non deve farci dimenticare che in molti ambienti della Spagna emergevano fermenti riformatori. Da quel paese, e non dalla Germania, come spesso si afferma, trasse origine la Riforma, prima ancora che fosse cominciata quella protestante: in altri termini Ximenes precorse Lutero.

Si potrebbe pensare che ai primi aneliti fosse seguito l’impiego della forza. Invece proprio dai primi gruppi si manifestò uno zelo esuberante e un risveglio religioso e gli stessi nuovi adepti, giunti alla fede cristiana da altre religioni, la Riforma protestante appariva scismatica perché avrebbe lacerato l’unità spagnola. Ma se il Luteranesimo non fu giudicato accettabile, le idee di Erasmo furono invece accolte con favore. Erasmo era olandese e i Paesi Bassi, in quel periodo, erano sotto il dominio degli Asburgo di Spagna. Come si sa, Carlo V parlava di preferenza in fiammingo e molti dei suoi dignitari di corte provenivano dai Paesi Bassi. Nella cerchia che attorniava il re, Erasmo fu un idolo; egli stesso impersonava le due tendenze che erano destinate ad esprimersi nel movimento degli Spiriti Liberi. Così quando Lutero nel 1520 stava sconvolgendo la Germania, Erasmo plasmava l’anima della penisola iberica assieme al pensiero di Taulero, finché dieci anni dopo le opere di Erasmo vennero poste all’Indice. Così ambedue le tendenze subirono il conflitto dei massimalisti cattolici. Gli erasmiani soccombettero e i gesuiti trionfarono.

Erano gli anni in cui il letterato fiorentino Antonio Brucioli, formatosi culturalmente nel circolo platonico degli Orti Oricellari, pubblicava per la prima volta a Venezia la traduzione del Nuovo Testamento integrale e la traduzione della Bibbia direttamente dagli originali greci ed ebraici. Il suo anticlericalismo denunziava gli abusi e la corruzione della gerarchia della Chiesa di Roma.

Dunque era dalla Spagna che provennero i primi esuli che esercitarono una influenza notevole all’esterno del proprio paese. Il primo di questi fu Michele Serveto, che apparteneva ad una famiglia rigidamente ortodossa. Mentre studiava in Francia si dedicò all’esame del dogma della Trinità. La sua preoccupazione si concentrava sul piano razionale perché a suo giudizio quell’assioma costituiva l’ostacolo principale alla conversione dei Saraceni e degli Ebrei. Quale fu il suo stupore quando egli venne a constatare che in tutta la Bibbia non c’era una sola parola che attestasse l’essenza delle tre persone in una sola entità divina.

Serveto prese quindi ad usare con entusiasmo i caustici della Scolastica decadente per contestare quel dogma che non aveva trovato enunciato nella Scrittura e che costituiva l’ostacolo maggiore alla unificazione della Spagna. La sua eresia, che avrebbe scontato con il rogo nella cattolica Francia, se non si fosse tempestivamente rifugiato nella protestante Ginevra per farvi invece poi la medesima tragica fine. Dopo la sua inevitabile esecuzione, Calvino apprese che le teorie di Serveto si stavano diffondendo in Italia e proprio in quella Penisola contava di recarsi il povero pensatore spagnolo, se fosse scampato al rogo. ([1])

Chi invece in Italia vi si recò di lì a poco fu il connazionale Juan de Valdés, fratello del segretario imperiale, un erasmiano animato da un rigido misticismo. Costui influenzò profondamente gli eventi nella Penisola, anche se la storiografia italiana successiva fece di tutto per ignorarne gli effetti e la sua stessa memoria, tanto che di lui non si parlò più. Ancora oggi la sua opera e l’influenza che lui ebbe nella diffusione delle nuove istanze di riforma delle istituzioni della Chiesa di Roma, è sconosciuta ai più, tanto che le nostre ricerche hanno incontrato non poche difficoltà nel reperimento di elementi documentali che lo riguardano. La sua importante influenza in Italia si è potuta mettere nella sua giusta luce, come vedremo, solo ora proprio grazie alle ricerche sulla vita di Michelangelo Florio.



[1] Roland H. Bainton, “La Riforma Protestante” Einaudi Editore Torino 1958 – pag. 129

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