William Shakespeare. Chi era costui?

William nasce a Stratford-on-Avon nello Warwichshire, si ritiene il 23 aprile 1564, terzo di otto figli di John Shakespeare, un agricoltore e allevatore. Le notizie sulla sua fanciullezza sono assai scarse. Egli probabilmente frequentò i primi anni della scuola primaria del paese e crebbe facendo l’apprendista nel negozio di guanti di pelle del padre. Non era certo un ambiente particolarmente elevato dal punto di vista culturale. Quando William aveva circa tredici anni talune avversità si abbatterono sulle sorti di suo padre e della sua famiglia. Vi è quindi un vuoto temporale che non consente di confermare le ipotesi su di un eventuale o supposto curriculum scolastico. Semplicemente non si hanno elementi al riguardo.

A diciotto anni è costretto a sposare una ragazza del luogo dalla quale ebbe subito una bambina e dopo poco tempo un paio di gemelli, rimanendo a casa del padre e collaborando con lui nei lavori dei campi e del negozio. Egli non nascondeva la sua insoddisfazione nel condividere col padre e i numerosi fratelli gli impegni nei lavori in quel piccolo centro agricolo.

Ancora una volta non si hanno notizie precise di ciò che accadde veramente; resta il fatto che dopo il 1587 William Shakespeare a ventiquattro anni lascia improvvisamente la casa paterna, la moglie con i tre figli in tenera età. L’anno seguente è a Londra, senza mezzi di economici né un lavoro, in cerca di fortuna. Biografi del secolo successivo riportano che “…era un povero giovane ridotto sul lastrico, che si guadagnava da vivere a Londra prendendosi cura dei cavalli  
dei gentiluomini che si recavano a teatro …” ([1]).

Malgrado ciò è certo che William Shakespeare divenne attore presso le compagnie degli Admiral’s Men e dei Chamberlain’s Men, non più tardi del 1590; lo conferma Chambers, il quale ritiene che iniziò a scrivere per il teatro in modo continuo dopo il 1591 ([2]).

Occorre considerare inoltre che proprio nel 1590 scoppia la peste a Londra e che i teatri vengono chiusi mentre la gente lascia la città. I teatri riapriranno solo due anni dopo ma per poco tempo perché la pestilenza, che si manifesta a periodi alterni, cesserà di mietere vittime solo alla fine del 1593 procurando ben diecimila morti. Per comprendere appieno le vite parallele dei nostri personaggi osserviamo che quindi correva l’anno in cui a Londra i Florio pubblicavano l’opera “Second Fruits”, accompagnando questo lavoro da una collezione di seimila proverbi italiani non aventi alcuna corrispondenza con analoghi detti idiomatici inglesi. Gran parte di essi li ritroveremo poi nel testo delle commedie e nei drammi che verranno in seguito presentati alle compagnie teatrali ([3]).

Cessata che fu la pandemia, ritroviamo, non senza stupore, il ragazzo di Stratford divenuto uno dei membri principali della compagnia teatrale del lord Chamberlain’s Men assieme a William Kempe e a Richard Burbage.

Ciò, in estrema sintesi, è quanto risulta dalle biografie ufficiali comunemente accolte.

Come abbia fatto quel povero ragazzo di campagna, privo di una adeguata cultura e carente di esperienze letterarie a giungere in così poco tempo in quella posizione, non è possibile avere una spiegazione credibile in base a quanto si sappia dalla sua biografia ufficiale. I suoi biografi giustificano questa improvvisa metamorfosi con la teoria detta “del genio”, secondo la quale un vero genio prescinde dalla conoscenza acquisita, con ciò volendo essi giustificare la mancanza di un pregresso acculturamento scolastico. Gli scettici invece propendono piuttosto per una “congiura” volta in questo caso ad occultare una verità scomoda, come il biografo Max Meredith Reese quando questi si domanda: “Come Shakespeare sia giunto a questa posizione è un mistero … ed è probabile che la verità non verrà mai scoperta” ([4])

Ma come si sa, col tempo i segreti sono difficili da gestire.

Molte supposizioni sono state fatte dagli studiosi, dagli storici e dai critici letterari su questa improvvisa e improbabile “mutazione”, non certo per le sue capacità e doti attitudinali di attore, quanto piuttosto per le sue capacità di drammaturgo e creatore di opere aventi contenuti di conoscenze culturali e letterarie della classicità greca, romana e rinascimentale italiana, di cui le opere che gli si attribuiscono sono pervase. Tutto codesto vasto bagaglio culturale - che normalmente si acquisisce in una vita di studio - non è certo possibile metabolizzarlo in quel paio di anni di misera vita nei teatri popolari londinesi lungo il Bankside.

Ma restiamo sempre al 1591 quando il professor John Florio pubblica l’opera “Second Fruits”. L’apprezzamento per quell’opera fu generale. Il plauso pubblico indusse il barone William Cecil ad affidargli l’incarico di tutore del diciottenne Henry Wriothesley, presso la sua residenza a Titchfield con il compito di seguire gli studi del giovane conte di Southampton per l’ammissione ai corsi del St. John College di Cambridge. ([5]). Questa circostanza viene utilizzata dai biografi per ipotizzare che il giovane Shakespeare possa aver anch’egli trascorso “alcuni mesi” in quella nobile residenza sulla costa della Manica in qualità di ospite. In altri termini si vorrebbe accreditare che in quella residenza dello Hampshire, John Florio si sarebbe dedicato ad elevare le qualità intellettuali dell’altro discente William Shakespeare, traendo spunti da quel “…giardino di ricreatione nel quale crescono fronde, fiori e frutti vaghi, leggiadri e soavi, sotto nome di seimila proverbi et piacevoli riboboli italiani, colti e scelti, non solo utili ma dilettevoli per ogni spirito vago della nobil lingua italiana.” ([6])

Mentre tutto ciò che abbiamo illustrato ha un preciso riscontro documentale reperito dalle ricerche, l’ipotesi che il povero giovane Shakespeare possa aver goduto di una ospitalità in casa Southampton non ha trovato alcuna conferma né dalle cronache del tempo né da un qualsiasi documento. Oltretutto, considerate le condizioni sociali di ciascuna delle parti, non si comprende come possano essersi determinati rapporti personali da giustificare una tale convivenza. La realtà è la assoluta mancanza di notizie sulla vita di Shakesperare durante quei due-tre anni trascorsi tra l’abbandono della famiglia a Stratford e il raggiungimento del gran successo del giorno 3 marzo del 1592 con la rappresentazione della prima opera al teatro Globe. Con questi punti temporali la biografia sembra difficilmente credibile; qualcosa non collima con quanto dovrebbe essere avvenuto nella realtà storica.

Intanto John Florio continuerà a mantenere l’incarico tutorio di Henry Wriothesley fino al 1597. Ma nel frattempo egli proseguiva il suo lavoro di messa a punto delle opere con il padre, prodigo di consigli e di assistenza nel tradurre dalla “lingua Thoscana”, i significati delle frasi idiomatiche o dialettali da traslare nella rozza lingua inglese. Dove questo non trovava corrispondenze per carenza dell’idioma corrente, essi ricorrevano all’invenzione di appropriati neologismi tratti da radici etimologiche italiane o latine.

Erano commedie e drammi tratti da spunti, trame e intrecci ispirati alle novelle del Boccaccio, del Bandello, di Giovanni Fiorentino, del Cinzio e di Masuccio Guardati.

Premesso che nessuno, in mancanza di nuovi elementi probatori certi, conosce la verità su come andarono i fatti e volendo tuttavia ricostruire gli avvenimenti in modo più rispondente rispetto a quanto si sappia, possiamo ipotizzare una più realistica teoria legata agli avvenimenti bellici di quel tempo. Nella primavera del 1588 la Invincibile Armada di re Filippo prendeva il mare dal porto di Lisbona al comando di don Alonso Perez de Guzman, duca di Medina Sidonia, signore di San Lucar ecc. Il tempo era pessimo, prometteva di essere l’estate più procellosa che mai. Per gli spagnoli era una flotta crociata, una guerra santa per sconfiggere l’eretico regno della regina Elisabetta. Questa enorme flotta era diretta alle spiagge di Dunquerque dove attendevano trentasette navi da guerra all’ancora pronte a traghettare gli uomini di Alessandro Farnese duca di Parma in arrivo dai Paesi Bassi per lo sbarco sulle spiagge inglesi.

La difesa inglese dovette essere allertata con urgenza e i luogotenenti delle contee si dettero rapidamente a organizzare gli schieramenti. L’esercito iniziò a disporsi lungo la costa della Manica e sul Tamigi venne eretta una barriera di natanti con catene e cavi metallici da Gravesend e Tilbury. Ma la principale forza di difesa era la marina con la poderosa flotta dell’ammiraglio Howard che contava su due squadroni a Plymouth, sotto il comando di Drake e l’altro a Dover, che pattugliava la Manica. I nobili e la gentry battevano le campagne a reclutare tutti gli uomini validi del regno e inquadrarli lungo la costa. Fu una estate atipica segnata da continue tempeste e già prima che iniziassero le ostilità, la flotta spagnola era stata decimata dagli uragani. A fine luglio, giunta avanti a Gravelines, una terribile tempesta le procurò più danni di quanti ne potessero fare i cannoni inglesi. Don Alonso rinunciò all’attacco, invertì la rotta inseguito dalle navi inglesi puntando a nord verso la Scozia, dove avanti alle coste di Galway subì perdite ancora maggiori.

Tutto questo fa ritenere che in un frangente così tragico per il regno di Elisabetta un giovane, tanto più appartenente ad una famiglia cattolica, potesse tranquillamente trascorrere le sue giornate tra i teatri di Bankside in cerca di lavoro e tantomeno a darsi alla letteratura. Appare più credibile immaginare che, arruolato - volontariamente o coscritto - egli dovette attendere la fine delle ostilità prima di trovarsi una qualsiasi occupazione a Londra presumibilmente nel 1589. Tendiamo quindi ad escludere qualsiasi periodo sabatico dedicato allo studio e al completamento della propria cultura, tantomeno quella classica o rinascimentale.

Ciò che appare più verosimile sono i pochi riscontri che si hanno in proposito sul suo conto. A quanto pare il giovane William, che nel 1589 aveva dunque venticinque anni, lasciato l’esercito, era in cerca di un lavoro tra i teatri popolari di Londra. Risulta che un suo biografo del XVII secolo, tale Robert Shiels, riportò che, stando a notizie riferite dai suoi contemporanei, egli “…era un povero giovane ridotto sul lastrico, che si guadagnava da vivere a Londra prendendosi cura dei cavalli dei gentiluomini che si recavano a teatro. Era così esperto e diligente che presto ebbe più lavoro di quanto potesse sbrigare da solo ed infine prese a servizio altri giovani come lui che erano più noti come “Shakespeare’s boys”. Parlando causalmente con lui, alcuni degli attori lo trovarono così abile conversatore che, colpiti dalla sua dialettica, lo raccomandarono ai gestori del teatro, nel quale egli entrò inizialmente con un lavoro di basso rango. Ma non rimase a lungo in quella condizione, perché presto si distinse se non come attore straordinario, almeno come bravo scrittore” ([7]).

Questa versione sembra sia stata condivisa anche da Ben Jonson. D’altronde lo stesso Edmund Malone riferisce la notizia secondo la quale il giovane William entrò nel teatro come buttafuori o come assistente del suggeritore. Anche Edmund K. Chambers ritiene che Shakespeare divenne attore non più tardi del 1590.



[1] Robert Shiels, biografo del XVII secolo, il quale aggiunse inoltre: “…ma non rimase a lungo in quella condizione poiché presto si distinse se non come attore almeno come scrittore. “

[2] Sir Edmund Chambers, “William Shakespeare” I, 59. Vedi anche Max M. Reese, opera citata – pag. 215.

[3] Santi Paladino, Opera citata – pag. 30 e 31.

[4] Max Meredit Reese, Opera citata- pag.209

[5] Santi Paladino, Opera citata – pag. 31

[6] Santi Paladino, opera citata – Riferimento a nota London A. Thomas Appresso Woodck 1591.

 

[7] Max Meredith Reese, opera citata. Pag. 209

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